Esperienza di Francesca a Parigi

esperienza di francesca a parigi

Comincio così il primo post dedicato all’espatrio in Francia. Ringrazio per l’entusiasmo con il quale avete accolto questa mia iniziativa e do il via con l’esperienza di Francesca a Parigi.

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Sono Francesca Pola, vengo da Cagliari, in Sardegna, dove ho studiato e lavorato fino a quando, alla fine di agosto di quest’anno (2016), il mio fidanzato ha avuto un’offerta di lavoro a Parigi e insieme abbiamo deciso di provare a trasferirci qua.

francesca in sardegna
In Sardegna

Lui aveva già abitato anni prima proprio a Parigi, quindi partiva avvantaggiato, nel senso che conosceva già la lingua, la città, il sistema burocratico. Per me è stato un salto nel buio, io del francese conoscevo soltanto le formule di saluto e qualche frase fatta, tipo “Voulez vous coucher avec moi” e roba simile per intenderci. Ho però deciso di provare, anche perché avevo già visitato Parigi in vacanza e l’avevo adorata. Soprattutto avevo bisogno di un’esperienza nuova, e la mia idea era ed è ancora, quella di imparare bene il francese e trovare un lavoro attinente alla mia laurea in Lettere Classiche, che in Sardegna mi è servita solamente a servire ai tavoli di un ristorante in un italiano perfetto. Ho lasciato famiglia, amici e il mio lavoro di cameriera e sono arrivata qua piena di speranze. Dopo due giorni, (due dico!), ho iniziato a lavorare in un’epicerie italiana a Sceaux, vicino a Parigi. Ovviamente i primi giorni sono stati tragici, non capivo una mazza e mi sentivo una perfetta idiota, ma col passare dei giorni ho cominciato a fare orecchio al francese, e adesso va un po’ meglio. Certo, continuo a sentirmi un’idiota per la maggior parte del tempo e a fare figure di merda a raffica, ma ci sto facendo l’abitudine.

Prima di partire per Parigi sono stata brava: mi sono documentata e ho letto un pò di tutto, specialmente su Internet..articoli su blog di tutti i tipi, testimonianze di italiani che hanno lavorato in Francia, post e commenti vari sulle pagine di Facebook. In breve la mia “ricerca” mi ha fatto capire che, una volta arrivata in Francia, e in particolare a Parigi, avrei visto musi lunghi dalla mattina alla sera, sarei stata presa a spintoni e a gomitate fuori e all’interno della metro, anche questo dalla mattina alla sera, e avrei sempre avuto un ombrello in mano.

Sono a Parigi da circa un mese, e anche se ovviamente ne vedrò ancora delle belle, ho realizzato che per ora tutto quello che avevo letto rispecchia più o meno la realtà.

Per quanto riguarda il concetto dei “musi lunghi”, devo dire che mi aspettavo peggio, molto peggio. Certo, durante i viaggi in metro, magari a orari illegali tipo le sei del mattino, o in ore di punte in cui sembra che tutta la città si sia riunita nello spazio ristretto del tuo vagone, difficilmente vedo intorno a me facce rilassate e sorridenti. Ma io non sono da meno: il più delle volte sto morendo di sonno perché mi sono alzata all’alba, oppure sono stanchissima dopo la giornata passata al lavoro. E dovrei anche sorridere? Naaaaaaa. E la stessa cosa mi succedeva in Italia. Il buonumore arrivava al massimo nella fascia oraria 11-17. Ma spesso alle 11.05 era già scappato a gambe levate.

All’interno dei negozi, nelle boulangerie, nei centri commerciali, a volte i commessi sono super gentili, a volte ti trattano e ti guardano come se fossi l’ultima merda rimasta al mondo, ma anche questo devo dire che mi è capitato spesso anche nella mia patria. Solo che qua hanno la r moscia e sono terribilmente francesi, quindi il loro modo di fissarti dalla testa ai piedi con sufficienza fa più effetto, lo devo ammettere.

Passiamo al secondo punto: le spintonate e le gomitate. Ebbene, è vero, verissimo! I primi giorni credevo di essere diventata invisibile oppure di essere diventata obesa (cosa che succederà a breve se non smetto di mangiare i dolci francesi!): tutti, dico tutti, donne bambini ragazzi, persino gli anziani tra gli ottanta e i novantacinque anni con tanto di stampella, camminano come se tu non fossi sullo stesso marciapiede che calpestano anche loro, e ti danno spintonate che nemmeno Mike Tyson ubriaco. Poi però ti dicono “pardon”, non posso negarlo. Tu sei lì, riversa a terra col braccio dolorante, ma non importa, loro hanno detto “pardon” e puoi anche morire adesso. Piano piano ci sto facendo l’abitudine, e ogni tanto azzardo anch’io qualche timida spinta, soprattutto quando devo salire sulla metro e voglio accaparrarmi il posto a sedere. Tanto ho capito che basta dire “pardon” e sei a posto, nessuno avrà nulla da ridire. “Super, ne c’est pas?

Passiamo alla questione dell’ombrello. A Parigi piove sempre e fa un freddo boia. Beh, sì, quasi. E’ vero che piove spesso, ma c’è da dire che molto spesso è una pioggerellina impalpabile e leggera, e aprire l’ombrello sarebbe davvero superfluo. Tutto si risolve con un buon cappotto dal tessuto impermeabile, cappuccio calato sulla testa et voilà. In caso di pioggia torrenziale, invece, l’ombrello è necessario, ma pazienza, Parigi è splendida, anche sotto la pioggia. E anche se fa un freddo boia, non lo nego, poi io sono abituata ai tiepidi inverni soleggiati della Sardegna, per me la Francia è come il polo Nord, che ve lo dico a fare.

E insomma, questo è quello che ho potuto osservare fino ad oggi. Ma ho ancora tanto da imparare, la strada è lunga e in salita…c’est la vie!

Lavorativamente parlando, la situazione è ottima: lavoro per meno ore e lo stipendio è più alto, se svolgo straordinari vengo pagata (lo so, dovrebbero essere cose normali, per me sono strabilianti!), tutto è organizzato e preciso, contratti buste paga turni di lavoro..una favola!

francesca a parigi

Per ora sto interagendo con i miei titolari e i miei colleghi al lavoro, e mi sto trovando molto bene: sono stata accolta con cortesia e sorrisi e tanta fiducia e pazienza, nonostante non parlassi il francese e dovessi essere sempre seguita in tutto e per tutto. I clienti dell’epicerie sono tutti molto carini e sorridenti, anche quando chiedo che ripetano quello che hanno detto per cinque volte di seguito perché hanno parlato troppo velocemente. Certo, qualcuno ogni tanto si spazientisce e sbuffa, ma sono cose che mi succedevano anche in Sardegna, e lì non avevo il problema di dover imparare la lingua. Per quanto riguarda la burocrazia, ho ancora poco da dire, mi mancano alcune carte per richiedere sia la carta di credito sia la Carte Vitale, ma ti saprò dire meglio in seguito.

esperienza di francesca a parigi

 

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