Europei in Francia | Leggi e regole immigrazione

europei in francia

Dopo essere tornata, nonostante avessi spiegato mille volte e abbastanza chiaramente i motivi del mio rientro in Italia, ho ricevuto commenti di ogni genere. Ho iniziato il blog consapevole di poter ricevere consigli non richiesti, critiche, parole di disaccordo, ecc…ormai internet è anche questo e spesso ci si scontra con queste cose. Alcuni lo fanno perché realmente non sono d’accordo con ciò che scrivi, altri lo fanno perché gli va così e non avevano altro da fare (i cosiddetti haters) o perché gli stai sulle scatole. Chi fa qualcosa di “pubblico” ne è consapevole e se lo aspetta. Non sempre si può comprendere un articolo “di vita quotidiana” scritto da altre persone. Ci sta, siamo tutti diversi, quindi capita che spesso qualcosa venga esposto in maniera fraintendibile o poco chiara.

Adoro ricevere messaggi di complimenti per il sito, mi fa piacere sapere che aiuta qualcuno e mi fa piacere (tantissimo, che se foste di più mi farebbe ancora più piacere) quando commentate su Facebook o sul blog o mettete “mi piace” o mi seguite sui vari social. Vi dirò che anche le critiche costruttive piacciono, perché mi sono di estremo aiuto; ma quelle critiche che mi sembrano non sensate e che non mi aiutano, non mi piacciono per niente!

Per questo motivo, io non mi permetterei mai di giudicare o di dare un consiglio a un’altra persona senza conoscere di cosa parla ed essendo dunque ignorante sulla situazione e sulle leggi del paese in cui si trova. Siamo realisti, ogni Stato è a sé e ha leggi europee diverse. Così la Francia ha leggi sull’immigrazione, sia riguardo gli extra europei che gli europei, diverse da Italia, Inghilterra e via dicendo.

Tutto questo prologo perché ho rilasciato un’intervista a questo blog in cui spiego in grandi linee le ragioni del mio rientro in Italia e inoltre ho scritto un bel post esplicativo qui nel blog. Non sto a dilungarmi oltre su questo, in quanto leggendo attentamente questi due articoli sono abbastanza chiare le mie intenzioni e quello che mi è successo; vorrei invece rispondere ai commenti vari trovati sull’intervista e su Facebook e ai commenti che mi sono stati riferiti dopo aver postato l’articolo in un gruppo Facebook. Questi commenti erano un misto tra messa in discussione sulla veridicità sia dell’intervista che della lettera ricevuta dalla Caf; di paura verso l’immigrazione in Francia; e di critica nei nostri confronti perché non ci è piaciuta o perché ci siamo rassegnati e siamo rientrati.

Le ragioni per cui non ho fatto mettere né mie foto in chiaro, né il mio cognome, sono semplicemente dettate dalla privacy. Non ho mai scritto né ho mai pubblicato mie foto nel mio blog, non vedo perché dovevo farlo in un altro. Ciò non vuol dire che l’intervista non sia veritiera! Io esisto e ho scritto quelle risposte di cui mi prendo tutta la responsabilità! Ho un blog, quindi in quanto a responsabilità sulle cose che dico ne ho già abbastanza!

Come prima cosa, ci tengo a rassicurare tutte quelle persone che ora hanno il timore di intraprendere un’avventura in Francia, perché non c’è nessun pericolo di essere cacciati via facilmente per una lettera.

Una volta per tutte: non abbiamo deciso di andare via a causa della lettera.

Non siamo degli sprovveduti e nemmeno ignoranti, quindi sappiamo benissimo che una lettera del genere non ci stava “cacciando via”, né obbligando ad andare via seduta stante. Non è la Caf che può decidere se mandare via qualcuno o no, ma la prefettura dopo esame della vostra situazione. Gli elementi presi in considerazione sono molteplici e la decisione deve essere scritta e motivata. Inoltre, potrete contestare la decisione nei 30 giorni a partire dalla notifica. Se volete presentare ricorso contenzioso dovrete farlo presso il tribunale amministrativo territoriale competente.

I motivi spiegati dalla legge francese sono reali e a mio parere corretti. Possono essere allontanate dalla Francia le persone che non rispettano i seguenti obblighi:

  • Assenza di diritto al soggiorno in Francia. Se non avete il diritto di soggiorno, o non lo avete più per i primi tre mesi di soggiorno o dopo, in qualità di lavoratore, inattivo, studente o membro di famiglia;
  • Abuso del diritto di soggiorno. Ad esempio se vivete in Francia con lo scopo essenziale di percepire aiuti sociali e prestazioni sociali o se continuate a soggiornare in Francia nonostante non abbiate più il diritto (in assenza di un lavoro o di risorse);
  • Minaccia grave all’ordine pubblico durante i primi tre mesi di soggiorno. Il vostro comportamento deve rappresentare una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave per un interesse fondamentale della società francese.

Queste sono leggi e regole di immigrazione francese che non ho di certo fatto io e potrete trovarle nel sito francese che linko qui.

Dunque, in quanto cittadini Europei è vero che abbiamo il diritto di lavorare, studiare e risiedere in un paese dell’Unione Europea. Le frontiere per noi teoricamente non esistono più e abbiamo il diritto alla libera circolazione, ma ogni Paese ha le sue leggi a riguardo.

Hai i soldi per mantenerti? Bene, sei libero di restare anche se non hai un lavoro. Non hai soldi? Non puoi gravare sullo Stato Francese (in quanto se contrai un debito perché non hai pagato dovrà intervenire lo Stato, o altri motivi legati a questo) dunque è meglio se torni da dove sei venuto, a meno che non riesci a trovare un lavoro nel giro di 6 mesi, o provi che hai una qualifica o comunque buone possibilità di trovare lavoro, o che sei alla ricerca attiva di un lavoro (sei iscritto al Pole emploi e mandi curriculum, ad esempio).

Noi non ci siamo rassegnati, né abbiamo sputato nel piatto dove abbiamo mangiato per quasi due anni. Anzi, ho più e più volte lodato il sistema sociale francese, che offre tantissime opportunità. Io ho avuto l’opportunità di prendere il sussidio in base al lavoro che ho fatto, non di certo per grazia divina. Se una persona paga i contributi e ha il diritto, perché non dovrebbe farlo!? Ci è stato prospettato da persone francesi che senza questi aiuti ci sarebbero stati molti più delinquenti o senza tetto, quindi credo sia un bene per tutta la società, soprattutto francese, avere questi aiuti sociali.

Altra cosa è il montante dell’aiuto. Non è di certo un gruzzolo che ti fa vivere nel lusso, ma è proprio lo stretto necessario a pagare l’affitto, le bollette e qualcosina da mangiare. Dovevamo anche stringere i denti in due per riuscire ad arrivare a fine mese. Non ne gioivamo di certo della situazione, né navigavamo nell’oro.

Non ho inoltre mai nascosto che Nizza non ci piaceva, e non ci vivevamo bene per una moltitudine di fattori. Se non si vive bene in un posto, l’umore ne risente e con esso tutto il resto. Tra due mali, il minore era tornare a “casa”, in un posto che almeno psicologicamente non ci poteva fare del male. Di sicuro in Italia non c’è lavoro, questo si sa, ma meglio non avere per il momento un lavoro, che stare male in un posto che non ti appartiene, che senti ostile e dove non c’è nessun amico o famigliare ad aiutarti e sostenerti, nonostante tu sia con un’altra persona che ami, ma che sta male quanto te, tanto da non potersi aiutare a vicenda.

Il percorso professionale non è vero che non ho voluto farlo o l’ho lasciato perdere ma essendo gennaio non era nemmeno iniziato e stavo continuando il corso di francese avanzato, che come ho già scritto, sarebbe durato fino ad aprile. La decisione relativa al non far niente riguardo la lettera l’abbiamo presa non a causa del panico e del non sapere cosa fare (dato che, nonostante non sia bilingue, la lingua francese la conosco e nel caso non avessi capito qualcosa mi sarei di sicuro rivolta a chi mi avrebbe aiutata). Ce la siamo cavata per due anni da soli con la burocrazia e non era di certo una lettera che ci avrebbe mandati nel panico, dunque mi sarei comportata di conseguenza anche in quel caso.

I soldi per mantenerci da soli non li avevamo, il sussidio l’avrebbero tolto a marzo (questo l’ho già scritto, ma meglio ribadirlo) e non avendo più la voglia né l’intenzione di restare a Nizza, abbiamo preso e siamo andati via.

Cosa fare se si riceve la lettera

Per chi riceve la lettera ma intende restare, niente panico, il da farsi è semplice: chiamate la Caf e chiedete spiegazioni. Ad alcuni è stato detto che era stata inviata per errore; altri hanno semplicemente risposto alla lettera, fornendo i giustificativi richiesti.

Se si ha uno scopo e la voglia di restare, perché non lottare!? Ma se veramente come noi pensate di aver già dato tutto e di essere stati spremuti come un limone, non avete un lavoro, degli amici e state male psicologicamente e fisicamente, perché proprio quel posto non vi piace o non riuscite a farvelo piacere, se invece che migliorare la vostra vita la peggiorate stando in quel posto…allora la soluzione è chiara…cambiate aria, qualunque essa sia! Il mondo è bello perché è grande! Un’esperienza può finire, estera o italiana che sia, l’importante è andare sempre avanti, a testa alta, stando bene con se stessi ed essendo convinti delle decisioni prese.

Tornando indietro, non rimpiango nessuna scelta fatta: dovevo andare a Nizza e dovevo in questo momento tornare in Italia. Felicissima di me stessa, di quella che sono, delle decisioni che prendo con la mia testa. Non ho bisogno di nessuno che mi dica “brava, stai facendo le scelte giuste” anche perché le scelte sono mie ed è con la mia coscienza che devo fare i conti!

Una risposta a “Europei in Francia | Leggi e regole immigrazione”

  1. […] che potevo, e ho passato come mio solito un’intera giornata a leggere tutte le leggi sugli Europei in Francia e a controllare se a qualcun altro era arrivata una lettera così, per vedere se e come avevano […]

Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi